Gabriele Dovis
CEO di Mosaicoelearning

In questi giorni nella magnifica Londra (magnifica anche per il nostro settore, dato che a Febbraio si rinnova l’appuntamento con la più importante fiera europea sull’elearning: LEARNING TECHNOLOGIES #LT20UK), si stanno giocando le ATP Finals 2019.

 

Si tratta del meglio della stagione del Tennis, che mette a confronto i giocatori che occupano le prime 8 posizioni del ranking mondiale. Pur non ancora concluso, il torneo di quest’anno è già entrato nella storia per via dell’eliminazione delle teste coronate Federer, Nadal e Djokovic. Mostri sacri che rientrano di diritto nell’elenco delle leggende viventi (e giocanti) di questo sport. Anche se non hai una grande passione per questo sport, ti sarà probabilmente capitato di sentirli nominare.

La nuova generazione quindi sta avanzando, e inizia a prendersi i suoi spazi a scapito di campioni ormai avanti con l’età, ma pur sempre campioni, che non a caso occupano ancora le prime tre posizioni, come vedi qui sotto:

E nell’elearning è la stessa cosa?

Ci sono tendenze della new generation che minacciano di soppiantare i modelli su cui l’industria del training online ha basato la sua strategia negli ultimi 5-10 anni?

Oppure i nostri corrispondenti dei vari Federer, Nadal e Djokovic – ovvero Storytelling, Gamification e Interattività possono ancora dormire sonni tranquilli sui loro solidi troni?

Eh.. Bella domanda! 🙂

Proviamo a dare una risposta.

FEDERER – STORYTELLING

Dall’alto dei suoi 20 titoli dello Slam di cui 8 a Wimbledon, Roger Federer non è soltanto il tennista più vincente di sempre. Per via del perfetto mix di talento, fisicità ed eleganza che è in grado di riversare sul campo, è soprannominato “Il Tennis”.

Non possiamo non associarlo allo Storytelling, in quanto ha fatto e sta facendo la storia. La sua intelligenza tennistica gli ha permesso di vincere praticamente tutto quello che c’era da vincere, attraversando più di un’epoca e anche quando in molti lo davano per finito.

Per farlo però, ha dovuto rinnovarsi, cambiando il suo stile di gioco, il suo modo di allenarsi, di prepararsi alle partite. Niente e nessuno, anche se è il più forte, può permettersi di rimanere sempre lo stesso. Gli ingredienti principali forse sì, ma bisogna anche saper reinventare la ricetta.

Le storie esistono dalla notte dei tempi e sempre esisteranno, almeno finché gli esseri umani, o chi per loro, saranno in grado di tramandarle raccontandole. Saranno sempre costruite intorno a personaggi, situazioni, sentimenti, azioni e reazioni.

No, lo Storytelling non cederà a nessuna new generation.

Quelli appena elencati sono esattamente gli stessi ingredienti principali che mettiamo nei nostri corsi, che dobbiamo però prepararci a presentare anche in modo diverso, seguendo ciò che le nuove generazioni chiedono.

Pensiamo ad esempio al mezzo. Prima c’era solo la voce, poi si sono unite le immagini, infine la scrittura. Sono arrivati radio, telefono, televisione, computer, tablet, smartphone. Non puoi pensare di usare sempre lo stesso linguaggio, gli stessi tempi, le stesse tecniche narrative.

Ma dovrà continuare a reinventarsi adattandosi a nuove forme di comunicazione, soprattutto a nuovi tempi di divulgazione.

NADAL – GAMIFICATION

Per imparare bisogna giocare, da sempre. Ed il giocatore più forte fisicamente della storia, dicono, è Rafa Nadal. Per 12 volte campione al Roland Garros (nessuno meglio di lui in nessuno Slam) è in grado, grazie al suo potente mancino, di sovrastare qualunque tipo avversario. Il più tecnico, il più dinamico, persino il più giovane e prestante.

Anche quando senti di aver fatto il punto e di averlo battuto nello scambio, lui recupera e ti manda la palla oltre la rete. Non solo. Al suo colpo finale è in grado di aggiungere una precisione chirurgica. Un coniglio fuori dal cilindro che oltre a lasciare di stucco l’avversario, gli permette di far punto. Una forza devastante anche psicologicamente, che frantuma, tiro dopo tiro, le sicurezze di chi gli gioca contro.

Unico, a modo suo. Granitico, come il fatto che per imparare è necessario giocare. E quindi, tra le altre cose, divertirsi. Lo sappiamo, anche questo, dalla notte dei tempi. Lo dicevano i latini (ludendo docere), lo dice la nostra evoluzione.

No, la Gamification non cederà a nessuna new generation.

Basta guardare al mondo dei videogiochi e osservare come a partire dalla loro nascita circa 50 anni fa, non siano affatto cambiati nel modello costruttivo.

Conosciamo le dinamiche che portano gli esseri umani a giocare (prendiamo ad esempio il modello dell’Octalysis). Quello che cambia e continuerà a cambiare è il modo in cui sfruttiamo quei paradigmi che, come il nostro bisogno sociale di crescita, raccolta e condivisione, ci porta a trascorrere quasi un quarto del nostro tempo a giocare.

DJOKOVIC – INTERATTIVITÀ

Unico giocatore dal 1969 a vincere 4 tornei dello Slam consecutivi (senza però centrare il Grand Slam, l’ultimo fu Rod Laver), Novak Djokovic è il tennista che più è in grado di adattarsi al giocatore che ha di fronte, modificando in modo imprevedibile il suo gioco.

Un camaleonte da racchetta. Non soltanto però.  Una volta individuato lo stile da mettere in campo, è capace di elevare il suo standard portandolo su piani letteralmente ingiocabili dai suoi avversari, che spesso scendono in partita sapendo di aver perso in partenza.

Un mix di potenza, agilità ed eleganza, forse la perfetta sintesi proprio di Federer e Nadal.

No, l’interattività non cederà a nessuna new generation.

L’interattività la troviamo in 1000 discipline e con 1000 connotazioni diverse. Per noi potrebbe significare l’opportunità di poter modificare l’andamento di un prodotto o rendere libero il nostro pubblico di poterlo frequentare nel modo che ritiene più opportuno.

Una grande ri-conquista degli ultimi anni, se ci è concesso dire: del potere individuale, dell’uomo sopra le informazioni, del pensiero critico oltre la retorica, oltre lo standard, oltre l’appiattimento.

Non perdiamola.

LA NEW GENERATION

Medvedev, Thiem, Tsitsipas, Zverev (in ordine alfabetico), loro sono i 4 giovani giocatori che hanno guadagnato un posto per le finals, cercando di insidiare i sopra citati pluricampioni.

TSITSIPAS – INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La next Big Thing, la prossima grande rivoluzione sarà lei, dicono gli analisti. Come la useremo? Come impatterà i nostri lavori? Come riusciremo a domarla, quando sarà necessario farlo?

L’AI rientra in quella speciale categoria di innovazioni che impatta su tutti i settori e il nostro è/sarà uno di quelli. La contaminazione sarà fortissima, permettendoci di scambiare esperienze e buone pratiche con ogni altro tipo di industria.

I corsi e le piattaforme si modificheranno in autonomia, garantendo esperienze d’apprendimento sempre più personalizzate, condivise tra gli utenti e specifiche.

THIEM – xAPI

Una novità annunciata, ma che ancora non ha davvero preso piede. Anzi, ci chiediamo se mai lo farà. Lo SCORM è uscito sul mercato ormai quasi 20anni fa, un’era geologica. Eppure lo usiamo ancora oggi, come standard quasi esclusivista.

Quello che avrebbe dovuto essere il suo sostituto designato, (xAPI appunto) esiste ormai dal 2013 ed è utilizzato da pochissime realtà sebbene le sue caratteristiche lo pongano, sul piano qualitativo, notevolmente sopra lo SCORM.

Eterna promessa? Forse.

Nel frattempo, aspettiamo l’arrivo della prossima release, cui i tecnici di Rustici stanno lavorando. Il rischio, certo, è di vedere il vero passaggio a xAPI soltanto al momento del rilascio del suo sostituto.

ZVEREV – REALTÀ VIRTUALE E AUMENTATA

Qui parliamo di una tecnologia che è già sulla bocca di tutti da decenni, che va e viene e che ogni volta che ritorna sembra possa essere la volta buona.

Le indagini di mercato parlano di una contrazione dello stesso, rimarcando come nemmeno il dito fatato (e il ricco portafoglio) di Mark Zuckerberg sono riusciti a cambiare le cose spingendo AR/VR fuori dal loro guscio dorato.

Eterna promessa? Ad oggi si.

Ci sono, certamente, delle applicazioni in cui soprattutto la Realtà Virtuale è riuscita a muovere qualche passo interessante, ma non possiamo assolutamente parlare, ad oggi, di diffusione capillare della tecnologia. Se vuoi saperne di più, leggi questo post sulle difficoltà di AR e VR.

MEDVEDEV – MICROLEARNING

Una cosa l’abbiamo certamente capita: non possiamo più permetterci di avere moduli di formazione online che durano più di 15 minuti. Anzi, l’ideale è che durino meno di 10.

Questo ce lo dice non solo la nostra esperienza, ma anche la nostra società. Il tempo medio che passiamo a leggere un contenuto sui social non supera i 15 secondi. La nostra permanenza su un sito web non supera i 90 secondi. Non guardiamo un video su YouTube per più di 120 secondi. Il 95% delle volte non andiamo oltre la prima pagina dei risultati di Google.

Come possiamo pensare che proprio un corso elearning possa generare un’esperienza diversa? Se lo facciamo, evidentemente siamo in errore.

Eterna Promessa? No, è già realtà. 

Frammentare un contenuto in moduli brevi ed auto consistenti appare come uno dei modi più efficaci per mantenere la soglia d’attenzione su un piano qualitativo quantomeno accettabile.

L’adozione del Microlearning, però, non è limitata esclusivamente alla brevità. Non stiamo parlando di fare taglia ed incolla, di togliere quello che non ci piace. È una cosa seria, con tecniche di sviluppo ben precise, che vanno messe in cantiere in modo preciso, per non combinare un pasticcio.

BERRETTINI – L’OUTSIDER

C’è anche chi non ti aspetti, tra le file della new generation. Qui rappresentate da Matteo Berrettini, primo tennista italiano della storia a vincere una partita delle Finals (dopo 42 anni di assenza dal torneo) e più giovane ad entrare nella Top10.

Emotional Training, Mindfulness, Neuroscienze. Sono solo alcune delle tendenze e pratiche che contamineranno il nostro Mondo nei prossimi anni. Anzi, lo stanno già facendo.

Lo scorso Ottobre a Milano, in occasione di LEARNING360 2019 abbiamo introdotto sul mercato la nuova soluzione Live Emotional Training, che grazie alla webcam di qualsiasi dispositivo su cui sta girando un corso, permette di leggere le reazioni emotive del partecipante. Sulla base di queste interpretazioni, il corso può variare in modo significativo, personalizzando l’esperienza dello studente.

Sfruttare la scienza predittiva per interpretare dati in modo analitico ed incontrovertibile è uno degli aspetti più affascinanti dell’analisi dei percorsi di apprendimento. Sistemi di questo tipo sono gestibili a diversi livelli e possono aiutare a garantire il successo di un training.

Avere un approccio corretto al contenuto grazie alla meditazione guidata (pratica diffusissima negli USA, ad esempio) permette di massimizzare l’apprendimento grazie al raggiungimento di uno stato di rilassamento il più vicino possibile all’ottimo.

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Gabriele Dovis
CEO di Mosaicoelearning

 

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