A nessuno piace annoiarsi e a nessuno piace perdere tempo.

Eppure, quando sentiamo qualcuno parlare di un corso elearning che ha frequentato ci capita spesso di sentire frasi come “ho dovuto farlo per forza ed era pure noioso e molto lungo”.

Piccola parentesi, sfatiamo un mito: che il corso sia lungo, non è un bene. Se ancora oggi vi capita di creare o frequentare corsi che sul singolo Learning Object durano più di 20/25 minuti, avete un grosso problema da risolvere. Come già evidenziato nel post “Perché partire dal perché”, la soglia d’attenzione di un essere umano non supera i 5/10 minuti e, oltre questo tempo, diventiamo meno performanti.

CON LE INFORMAZIONI AL CENTRO

Se il tempo è un fattore chiave per la resa di un corso, non è certamente da meno l’aspetto legato al coinvolgimento emotivo e pratico degli studenti. Il training tradizionale, che si parli di aula o online, è spesso basato su un sistema che mette le informazioni al centro del percorso formativo.

Questo modo di divulgare contenuti ha il difetto di non tener conto delle individualità. Ad esempio, se devi illustrare una procedura come quella da eseguire per spegnere un incendio, all’interno di un corso basato sulle informazioni, troverai un elenco puntato con una serie di azioni da svolgere in ordine cronologico. Stai immaginando la slide? Bene.

Nella sostanza stai dando al tuo pubblico una serie di input, sperando che questi (non si sa bene come) vengano memorizzati. Forse farai affidamento sul fatto che ad ogni voce del tuo elenco puntato accoppierai un’immagine, augurandoti di stimolare la memoria fotografica dei tuoi utenti. E forse aggiungerai un audio rafforzativo, per “fissare” il concetto (con lo scotch però).

Ancor peggio se crei un corso in cui metti un docente (vero o attore che sia) a parlare davanti alla telecamera, aspettandoti di ottenere più o meno lo stesso effetto dell’aula. Al contrario, è probabile che il tuo pubblico ti chieda di non seguire mai più un corso elearning. Aiuto.

CON LE PERFORMANCE AL CENTRO

Ecco che passare da un training basato su informazioni ad uno basato su performance è fondamentale per avere successo. Ma cosa significa costruire un corso e fondarlo sull’espressione e sul riconoscimento di una performance?

Come si fa?

Una delle cose che potresti fare è creare uno Scenario Based Learning, ovvero una simulazione di situazione reale. Lo scenario (che si tratti di Correct Path o di Dynamic Path) rappresenta una delle tipologie di corso più attrattive per i tuoi studenti.

Si tratta infatti di una modalità di apprendimento nella quale gli utenti sono chiamati a prendere decisioni che alterano lo sviluppo della storia e quindi del percorso di approvvigionamento e memorizzazione delle informazioni.

In questo modello didattico gli studenti sono protagonisti del piano di apprendimento, e sono chiamati ad usare un mix di esperienza, competenze ed intuito per completare le fasi di un percorso di apprendimento individuale e diversificato.

Le storie sono il migliore contenitore possibile di emozioni, e aiutano gli studenti nel processo di memorizzazione delle informazioni. Questo avviene perché il modo in cui impariamo non è collegato solo alla razionalità, ma anche al sistema limbico del nostro cervello, quello cioè legato alla gestione delle emozioni, dell’umore e del senso di autocoscienza, fattori che determinano il comportamento dell’individuo.

E tu, cosa ne pensi? Meglio un corso basato su informazioni, o su performance?

 

Gabriele Dovis
CEO di Mosaicoelearning

 

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