Intervista di Mosaicoelearning a Ruggero Po

Oggi vi presentiamo l’intervista a Ruggero Po, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano.

Chi scrive o parla in radio non ha un pubblico da guardare, da prendere come riferimento.
Come fare quindi a comunicare in modo efficace con qualcuno che non conosciamo, e senza possedere in anteprima informazioni come l’età o il background culturale?

E’ un problema che come giornalista non mi sono mai posto. La notizia va raccontata per quello che è limitandosi a seguire le cinque regole classiche del chi, dove, quando, come e perché.

Come commentatore, nel realizzare programmi di infotainment, ho sempre lavorato in emittenti generaliste per cui l’imperativo è sempre stata la chiarezza di espressione: parole comprensibili a tutti, informazioni dettagliate chi aiutino a capire anche chi non è troppo dentro la materia.

In base alla tua esperienza, quali sono i segreti del mestiere di giornalista di cui non si può fare a meno quando si narra una storia?

Ancora una volta la scelta dei vocaboli, del lessico, è fondamentale. Creare empatia con chi ti ascolta è fondamentale per farsi amare e seguire. Evito le espressioni colte, cerco sempre di scegliere le parole maggiormente comprensibili e di pronunciarle con chiarezza. Nel limite del possibile cerco di parlare come parla “la gente” considerando che ci sono sempre più stranieri all’ascolto e che la radio non si avvale del supporto esplicativo dell’immagine. Se un anglicismo è di uso comune lo preferisco al corrispondente italiano. Preferisco dunque il week-end al “la fine di settimana” considerandolo di più immediata comprensione. Trump preferisco pronunciarlo con un “tramp” all’italiana piuttosto che con più corretto “ciàmp”. Sai, la parola alla radio vola, non te la puoi rileggere e se la dici “strana” chi ascolta è portato a fermarsi per riflettere su “che cosa ha detto?” e intanto si perde il discorso che va avanti.

Prima di dedicarti al mestiere di scrittore (a proposito, che pagine stai scrivendo al momento?) hai condotto con meritato successo “Zapping”, la trasmissione radiofonica che, nel pre-serale di Radio Uno, spazia tra gli argomenti del giorno dando voce a opinionisti e pubblico.
Qual è il segreto che porta a legare abilmente argomenti diversi e un pubblico eterogeneo?

Sto solo scrivendo un libro sulla mia esperienza pluridecennale, un saggio che analizza le trasformazioni del mezzo radiofonico da quel lontano 1969 quando per la prima volta parlai davanti a un microfono. Non c’è fretta. Sul successo dei programmi che ho condotto ho sempre privilegiato la scelta di argomenti di vasto interesse, oltre che di stretta attualità. Politica certamente, qui in Italia è inevitabile, ma tanti approfondimenti di economia, di storia, di scienze. Con l’attenzione, sempre, a scegliere argomenti che cadano sotto l’esperienza diretta di chi ascolta.

 

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