L’elearning in Italia sta correndo

L’elearning in Italia sta correndo
Gabriele Dovis

Gabriele Dovis
CEO di Mosaicoelearning

La prima edizione di questo spunto sullo stato dell’elearning in Italia è datato 2011 e sono ormai trascorsi 10 anni. Le prime parole di quel fortunato articolo sul Mosaicoelearning blog suonavano così: Il grande filosofo dell’ottocento Arthur Schopenhauer disse che “Ogni verità attraversa tre fasi. Prima viene ridicolizzata. Poi incontra una violenta opposizione. Infine viene accettata come palese”.

 

L’elearning in Italia sta correndo

In quel momento avevamo collocato l’Italia a metà tra la seconda e la terza fase, alle prese con una situazione difficile provocata (anche) dal modo in cui il mercato si era sviluppato: poca attenzione alla qualità, informazioni al centro dell’attenzione e innovazione stagnante. L’unione di queste (e altre) variabili avevano provocato la chiusura di molti progetti dedicati all’adozione del training online nel contesto aziendale (in primis da parte delle grandi e grandissime aziende), ma si stava già intravedendo l’alba di una nuova opportunità.

Tablet e Social stavano irrompendo sul mercato e avrebbero cambiato tutto. In quegli anni si è dato il via ad una evoluzione inarrestabile, ma non repentina. Non in Italia, almeno. La velocità non è propria del nostro contesto, mi verrebbe da dire. Ma è cambiata la mentalità, l’approccio alla ricerca di idee e proposte nuove. Tante organizzazioni hanno inaugurato o scoperto nuovi modi di fare formazione, talvolta in modo autonomo, altre volte guidate da un fornitore. Talvolta in modalità sincrona o asincrona, altre volte in modalità blended.

Forrest

Corri Forrest, corri!

Dopo 10 anni quindi, forse ci siamo. Come è ovvio, non è tutto merito nostro. Forse non è una coincidenza che le parole caso e caos condividano le stesse lettere. Il caso dell’apparizione del Covid infatti, ha generato un nuovo caos (come condiviso dall’amico Claudio Erba di Docebo durante la chiacchierata sui temi dell’upskilling e del reskilling) che ha rallentato tante cose, ma ne ha accelerate altrettante. E tra queste ci siamo in mezzo anche noi. Ora, non si dica che Zoom o gli authoring tool che permettono ai formatori di diventare sviluppatori di corsi online siano comparsi sul mercato 1 anno e mezzo fa, perché così non è. Ma non possiamo non guardare al cambiamento in merito al livello di adozione di questi strumenti, nello stesso periodo di tempo.

L’elearning in Italia sta correndo

Nel famoso testo “Crossing the chasm”, Jeoffrey Moore esplora il ciclo di vita dell’adozione della tecnologia: un modello sociologico che descrive l’adozione o l’accettazione di un nuovo prodotto o innovazione, in base alle caratteristiche demografiche e psicologiche di determinati gruppi di adottanti. Il modello indica che il primo gruppo di persone a utilizzare un nuovo prodotto è chiamato “innovatori”, seguito da “precoci”. Poi vengono la maggioranza anticipata e la maggioranza tardiva, e l’ultimo gruppo che eventualmente adotta un prodotto è chiamato “Ritardatari” o “fobici” (Wikipedia).

Se guardiamo al modello cercando di applicarlo al mercato dell’elearning in Italia, possiamo spingerci fino a posizionarci, forse e per la prima volta, all’interno del gruppo dei Late Majority. Abbiamo cioè intrapreso quella discesa della curva che porta giù fino alla costruzione dei Laggards, coloro che – per capirci – abbandonano il telefono con i tasti fisici solo nel momento in cui il loro apparecchio si guasta e non possono più ripararlo o sostituirlo con uno analogo. È un meccanismo adottato con sempre più crescente efficacia commerciale anche dai grandi player della tecnologia, i quali smettono di rendere disponibili i sistemi operativi per i telefoni, i tablet o i computer di 4-5 anni fa, forzando la mano sul mercato e spingendo gli utenti a comprare un dispositivo nuovo. Ma questo è un altro discorso.

Tornando ai Laggards, al momento del lancio di un prodotto o di un servizio o di un intero settore, questi non sono ancora presenti. Sono quelli che 15-20 anni fa, quando gli innovators e gli early adopters dell’elearning muovevano i loro primi passi, pronosticavano un futuro lontano dal digitale o lo vedevano troppo lontano per poterlo anche solo accarezzare. Sono quelli che ci prendevano in giro per quello che stavamo provando a fare. “Non funzionerà mai!”, dicevano. Già, ditelo a quelli di Netflix! Insomma, quando questi appaiono è tendenzialmente un bene.

Le aziende che producono contenuti formativi in casa e li sviluppano grazie a software come Articulate Storyline o Articulate Rise sono notevolmente aumentate negli ultimi 18 mesi. Stesso risultato per i corsi di formazione per formatori (Train The Trainers) che trasmettono agli esperti in materia le qualità e le competenze utili a saper usare questi stessi software, creare storyboard, aggiungere grafiche, saper gestire audio, video e tutto quanto si voglia mettere in un corso. Sono sempre di più le gare pubbliche e private in cui si cercano fornitori per la creazione di corsi, cataloghi e piattaforme LMS. La pianificazione stessa della creazione di corsi ad hoc non è soltanto un punto all’ordine del giorno delle agende dei manager aziendali, ma è la risposta ad una continua ricerca di proposte utili al miglioramento degli esseri umani.

Significa che il resto del Mondo non può più ignorare l’esistenza del mercato del Digital Learning o dei suoi prodotti e che, anzi, il Mondo stesso vi si sta adattando.

Batman

Ed eccoci a noi. Anzi, eccoci qua. E nessuno ci può più ignorare.

Siamo noi, siamo quelli che “rompono le palle”. Siamo quelli che ci credono. Siamo quelli che credono che con il digitale si può fare tutto e si può fare anche bene. Anzi, si può fare pure del bene in un certo senso. Se non fosse stato per noi, quanti studenti non avrebbero potuto completare l’anno scolastico? Quante aziende avrebbero interrotto i loro piani formativi? Quante ripartenze in meno ci sarebbero state?

Sia chiaro, ci saremmo arrivati comunque a questo punto. Non è tutto merito di quella robaccia che ci ha chiusi in casa. Ma ci siamo arrivati prima.

E sapete qual è la cosa più bella? Che abbiamo scoperto e tirato fuori la famosa punta dell’iceberg. Abbiamo appena iniziato a divertirci, perché ora che ci sono più teste coinvolte nel processo, avremo una maggiore fibrillazione del mercato, nuove contaminazioni, alternative tecnologiche, sperimentazioni, rotture di scatole, preoccupazioni, momenti di debolezza e frustrazione. Ma anche tante belle soddisfazioni. Fantastiche. Giganti. Uniche soddisfazioni.

Il tutto mentre il Mondo torna alla normalità. Quella stessa, bellissima normalità, in cui anche noi siamo – e dobbiamo essere – LA normalità.

 

Buona corsa.

 

 

Gabriele Dovis
CEO di Mosaicoelearning

 

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