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Ecco il modo migliore per realizzare il peggior corso E-learning 1
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Ecco il modo migliore per realizzare il peggior corso E-learning 1

Every day, our brains are bombarded by a barrage of notifications and an onslaught of information and new content to explore and learn Yet we're also subjected to a myriad of variables that distract us.

 

Key data on the use of mobile devices, the internet and social media provide some food for thought: having access to such vast amounts of different tools and information can lead to a strong feeling of cognitive disorientation.

 

There’s a reason for all of this.

What we call the attention curve is the short frame of time when our minds are physiologically able to concentrate on a certain topic and so are primed and ready for successful learning.

Attention sky rockets and peaks in about 7 minutes, and then begins to decrease.

 

Various cognitive psychology theories agree on one thing: if the cognitive load (i.e. the amount of information that our memory has to process within a certain period of time) is too high, it may use up the cognitive resources required to learn and become gridlocked.

 

In light of these studies and theories, this easybook provides some tips to help you learn in the best way possible, stress-free and enthusiastically.

 

With this book you’ll learn:
 

•    The inbuilt mechanisms of your brain that influence learning

•    How to manage cognitive load using two key tools: content segmentation and pacing

•    The 7Minutes solution, the cornerstones when it comes to accessible, micro and mobile online training.

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TRAINGAGING Tappa #5

2020-11-09 09:27

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Digital learning, Storytelling, steve Jobs, tom kuhlmann, elearning, feedback, italog, corsi elearning, unicità, business development manager, traingaging,

TRAINGAGING Tappa #5

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Dillo con una storia



Lo storytelling nel digital learning


 



Questo è l’inizio di un corso normativo che ho scritto diversi anni fa sulla cosiddetta “105”, ossia il decreto che contiene le disposizioni per controllare il pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.



Di certo un tema non esaltante né particolarmente coinvolgente…



Eppure, anche se non posso guardare i vostri visi né tantomeno entrare nelle vostre menti, penso che leggendo queste poche righe qualcosa nel vostro stomaco si è mosso e probabilmente vorreste proseguire nella lettura della storia per scoprire di più…



Questo è quello che succede dentro di noi quando siamo di fronte ad una narrazione.



Non a caso l’uomo sin dall’età della pietra usa il racconto (orale o tramite segni) per comunicare e trasmettere messaggi.



Miti, leggende, favole: sono tutte narrazioni usate per tramandare degli insegnamenti, degli avvertimenti, insomma sono tutte storie per formare.



La domanda allora nasce spontanea: perché l’uomo sin dall’età della pietra ha scelto la narrazione come strumento formativo?



Probabilmente perché il potere che le storie esercitano su di noi è una questione biologica: il nostro cervello, infatti, ha due macroaree deputate a funzioni completamente diverse.



L’emisfero cerebrale destro è quello legato alla creatività, alle emozioni, all’espressione. Si tratta della nostra parte più istintiva, irrazionale ma anche immediata (nel senso letterale del termine) ossia non mediata, senza mediazioni.



Una storia ci arriva dritta al cuore, sorpassa le barriere della logica, del ragionamento, del pensiero analitico e razionale. Attiva direttamente le nostre emozioni.



E per questo è in grado di rimanere più impressa.


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Per questi motivi, lo storytelling è una delle strategie più usate all’interno di percorsi formativi (digital e non solo) per aumentare il coinvolgimento dei partecipanti e la memorabilità dei contenuti.



L’uso di questa tecnica richiede una certa competenza e non tutti siamo romanzieri ma… c’è una buona notizia! 😊 La semiotica ci ha dimostrato come tutte le storie, viste ai raggi X, hanno una intelaiatura comune. Private cioè dei loro colori e delle loro sfaccettature, tutte le storie seguono un canovaccio simile chiamato «schema narrativo canonico».



Questo schema è formato da 9 elementi: vediamoli insieme.


  1. In ogni storia c’è sempre un Eroe, il protagonista, normalmente alla ricerca di sé stesso, che deve compiere il suo destino, spesso contro la sua volontà.
  2. Ogni eroe è caratterizzato da un trauma ossia una cicatrice (fisica o spirituale), una violenza subita dalla quale deve riprendersi
  3. L’eroe per adempiere al suo destino deve spesso compiere una impresa o un viaggio
  4. L’obiettivo dell’impresa è conquistare il tesoro, ossia l’evento-verità da scoprire o svelare
  5. Durante questo viaggio l’eroe è chiamato ad affrontare una sfida o un conflitto, che può essere contro sé stesso o contro qualcun altro (Avversario)
  6. L’avversario o il nemico è colui che ostacola l’eroe (spesso un anti-eroe)
  7. Per riuscire a sconfiggere il nemico e compiere l’impresa conquistando il tesoro, l’eroe ha bisogno di un aiuto, in particolare di oggetti magici ossia strumenti che aiutano l’eroe nel suo compito
  8. Ma non solo… Ha bisogno anche di aiutanti: persone, animali o eventi che supportano l’eroe e lo accompagnano nel compimento dell’impresa
  9. Grazie agli aiutanti e agli oggetti magici, l’eroe trionfa e corona la sua impresa eroica arrivando al lieto fine

Non si diventa storyteller in un giorno ma, facendoci guidare dallo schema narrativo canonico, tutti possiamo provare a imbastire le nostre storie e sperimentare così uno strumento alternativo e altamente ingaggiante per fare formazione.



D'altronde ormai sei un traingager!



Non ti stupirai, quindi, se ti dico che gioco e formazione non formano un ossimoro (come per tanti anni hanno voluto farci credere) bensì rappresentano una accoppiata vincente.



La chiamano “Gamification” e, se vuoi saperne di più, rimani a bordo e non perderti la prossima tappa!



 


 



Vincenzo Petruzzi



Instructional Designer




 


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